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giovedì 30 dicembre 2010

Lunga storia del mitile ignoto

La cozza è universalmente nota come.
Sebbene ciò non riveli niente quanto alla cozza, il concetto cozza con l'idea. Bene.

Spargeva il sale sul mare a metà inverno, come molte altre cozze, per commuovere il freddo.
D'altra parte meglio un'ostrica oggi che una lastra domani. Questo perchè, notoriamente, sotto la lastra la capra crepa.
Come moltre altre onde, slitta per non capitombolare, chiudere il capitolo di violenza per riaprirne un altro a ferro e fuoco poco più là.
Ma altre cose, pensa tra sè (come molti altri), bollono in pentola. Oltre alla cozza.
Sebbene la pentola rappresenti il destino del mitile paradigmaticamente accettato dalla comunità scientifica, non possiamo dire con certezza che al termine della loro esperienza terrena i molluschi non ascendano ad un più altro ordine di significato. E questo si può dire di loro come per molti altri.
Si sa, tuttavia, che il tempo esercita la rovina, il vino l'acqua, la birra la spina. Come le cozze fa molto male se accidentalmente la si calpesta con uno o entrambi i piedi.
Ciò nonostante i medici suggeriscono di non prendere freddo (scozzigliano sic) e di prestare attenzione alla natura dei vertebrati. Giacchè c'è molta speranza, ma ancor più paranza.
Per cui non si è cozza per convenzione: se ricoperti di onori lo si è per menzione, se ricoperti di odori, per ordinazione.
Niente ghiaccio. Vivremo giusto fino ai cento gradi. Perfino cento, li vogliono, e fanno i bei tenebrosi. Quando, proprio come molti altri, non solo fanno i tipi coriacei, ma nemmeno sono belli.
(senza alcun riferimento speficico. Non a caso spezziamo una plancia al mitile ignoto)

sabato 29 maggio 2010

far "west"

Ricordo la passeggiata
di Hobbes, le strade premute come cefalopodi - soprattutto di ogni passo
l'origine, la gabbia intercostale. Poiché la secchezza delle fauci
vale come carestia
per queste vie brachiali, percorse ora a un fianco
ora in mezzo al torace, dove
il sangue è reciproco e la sintassi
dispari – il “più bel legame”, il vertice che attira
gli insetti. Un viale alberato, per me, è un cordone sanitario
dove il centro sta per miracolo, mentre i lati toccano
alle epidemie. Per comodità, separo la predicazione
dal contagio - ma decisiva è l'inclusione, la corsa
ai linfonodi. (Le cose più piccole, per esistere
devono eccedere in numero, sfasare il tetto, tramutare la cifra
in effetto). Ma come gestire le gambe, tutto – se il corpo contiene
vuoti ricorrenti
ricavati tra le spugne – come, se accoglie
ogni schiacciamento
e teste enormi. La peste è un'unità
piramidale, affogata dove tutto è più molle - è una camera
sottoscapolare, un tessuto
poroso. E raggiunta la sua sede, trema:
esattamente un budino.